Mamme e spannolinamento

Ogni tappa, ogni traguardo nuovo per i nostri bimbi è una vittoria e una conquista ed è motivo di crescita. Ma forzare queste tappe non fa bene ne al bambino, che si potrà sentire pressato, stressato e nervoso e ne al genitore, che ne sarà deluso e inquieto. Ogni bambino è a se ed ha i suoi tempi: noi possiamo solo star lì a guidarli e a sostenerli.

Uno dei momenti importanti della crescita di un bambino è il momento dello spannolinamento. In genere, se non ci sono difficoltà, ciò accade all’incirca entro il terzo anno di età, ma non c’è un’età stabilita. Notiamo, ad un certo punto, che il bambino inizia a controllare gli sfinteri e ci rende partecipi, nel momento in cui arriva lo stimolo, del suo bisogno. Inoltre, appare interessato alle nostre abitudini da grandi. Sta al genitore, accogliere e cogliere il momento, per aiutarlo e accompagnarlo a compiere il grande passo.

In genere si preferisce togliere il pannolino d’estate, in quanto il bambino ha pochi vestiti addosso, ma nessuno vieta di farlo d’inverno se ci si sente pronti e soprattutto se il bambino da segnali positivi e interessati verso questo passo.

Per tanto, ho raccolto per voi alcuni buoni consigli che potrebbero aiutarvi:

  • Iniziate quando percepite il bambino abbastanza pronto, quando lo vedete sereno nell’affrontare il cambiamento.
  • Voi stesse dovete essere pronte e armate di tanta, tanta pazienza.
  • Fatelo da subito sembrare come un gioco, ma non un gioco a premi. Gioite con lui ad ogni vittoria, ma il suo “premio” deve essere la gioia di avercela fatta, non un gioco o una caramella.
  • Mettetelo da subito nella condizione di essere autonomo. Usate un riduttore con scaletta o uno sgabello sotto, in modo che possa sedersi da solo e che diminuisca quella sensazione di vuoto che il bambino può provare ( se il riduttore ha i manici il bambino si sentirà più sicuro).
  • Se preferite potete usare un vasino, ma è consigliabile usare direttamente il wc.
  • Parlatene tanto e mostratevi sereni anche di fronte agli sbagli: non lo rimproverate ma fate notare cosa è successo. Tranquillizzatelo e incoraggiatelo a fare bene la prossima volta.
  • Servitevi dell’imitazione. Mostrate il vostro esempio e se esiste un fratello o una sorella maggiore coinvolgeteli, fatevi aiutare.
  • Mettetelo fin da subito nella posizione di provare ad attuare i vari passaggi:
    • spogliarsi
    • salire e sedersi nel wc (o nel vasino)
    • asciugarsi
    • rivestirsi
    • lavarsi le mani
  • Se vi rendete conto che il bambino non ha ancora il controllo degli sfinteri, non lo forzate. Semplicemente, lasciate perdere per il momento.

I miei figli hanno raggiunto questa tappa nell’estate del terzo anno di età. Ho notato la capacità di riconoscere lo stimolo ma la paura del cambiamento. Cosa ho fatto? Non ho insistito. Avevamo scelto insieme di provare a mettere le mutandine e insieme abbiamo deciso di sospendere le prove. Per entrambi, ho notato quanto questo passo indietro li ha rafforzati, dando coraggio e fiducia in loro stessi. Quando poi abbiamo deciso di riprovarci, erano veramente pronti! Ho seguito il mio istinto di mamma provando ad ascoltare mio figlio e alla fine ho avuto la stessa esperienza con tre anni di differenza!

Accade spesso che i bimbi abbiano maggiore difficoltà con la pupù, perché subentra forte quella sensazione di paura di cadere giù nel wc. Noi, abbiamo risolto piano piano con pazienza e determinazione ma soprattutto tanto amore. In ogni piccolo grande passo è questo ciò di cui hanno bisogno!

Giulio è stato aiutato e stimolato tantissimo dall’imitazione del fratello maggiore. Ma entrambi, come tutti i bambini, hanno imparato a fare una cosa nuova. Perché, per ogni tappa corrisponde ad una novità per loro ed è normale che abbiano paura! Succede a noi adulti, immagiate a dei bambini!

Per superarla, basta un gioco, una manina stretta, un abbraccio. E piano piano passa.

E anche questa è fatta.

Mamma ti sfido

Quando ero piccola mio padre ripeteva sempre una frase che mi è rimasta impressa: “Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi, problemi grandi.” Solo ora che sono mamma inizio a capirne davvero il significato!

Arriva per tutti, quel momento in cui, il proprio figlio o la propria figlia (che sta crescendo e che inizia ad avere sempre più coscienza del proprio Io) prova “fin dove può giungere la sua determinazione”, a discapito magari di ciò che il genitore in quel momento sta negando. Così un bambino, che magari poco prima accettava più facilmente un rifiuto, ora si impunta e arriva a determinare la sua richiesta nel modo in cui in quel momento gli viene più facile o diretto. Naturalmente non sempre sono modi consoni o tranquilli, ma lui, deve ancora imparare. Quello che sa, è che vuole quella cosa e prova a pretenderla in ogni modo. Ed ecco che, il genitore, si trova in difficoltà, ed accade spesso che, prenda strade e decisioni sbagliate, che sul momento possono sembrare giuste e facili, ma che non aiutano il bambino nella sua corretta crescita.

Nella mia esperienza di mamma, noto, come i miei figli, caratterialmente diversi, attraversino le varie fasi dello sviluppo. E, proprio la diversità che li contraddistingue, mi porta a cercare di trovare il giusto approccio specifico per ognuno di loro. Cosicchè, la fase del momento, può essere la stessa, ma il modo di affrontarlo diverso. Ecco perché, ogni genitore, che conosce bene il proprio figlio, deve imparare a cercare l’approccio giusto. Ciò che generalizza il metodo , però, è sicuramente, la ricerca del dialogo costruttivo e la pazienza ( tanto spesso agognata) da parte nostra.

Ed ecco che, nostro figlio, pretende quella cosa che noi stiamo negando, usando i mezzi che ha a disposizione, provando per l’appunto ad usarli tutti. Ci ritroviamo davanti un bambino che urla arrabbiato, magari violento. E non importa se siamo a casa, o al supermercato o tra amici, la situazione si presenta all’improvviso e noi dobbiamo risolverla. In quel momento ci troviamo davanti tre scelte:

  • Usare le maniere forti
  • Dare ciò che si vuole se è possibile, anche se si è contrari
  • Provare a gestire la situazione con il dialogo o a distrarlo se troppo piccolo

In genere, le prime due vie, sono le più facili e spesso le più percorse. Anche perché, ci troviamo in una società che spesso non appoggia i genitori e che vorrebbe i bambini tutti perfetti e omologati. In questo modo la madre o il padre si sentono in difetto, e attuano soluzioni veloci e senza riflettere, per bloccare il comportamento sbagliato del momento. Oppure, presi dai loro impegni, che magari non permettono perdite di tempo, cedono facilmente. Tutto questo, risolve temporaneamente il problema , ma non aiuta il figlio nella crescita e lo conduce in un direzione sbagliata: la situazione si ripresenterà quanto prima!

Ma allora come procedere?

La prima cosa importante, da fare assolutamente, è il lavoro sui noi stessi. Dobbiamo essere pronti a gestire la nostra frustrazione del momento e anche la rabbia che può far capolino. Perché entrambi sono sentimenti ed emozioni che proviamo. Ciò che dobbiamo fare, è usarle per risolvere il problema nel modo giusto. Noi, da adulti, provando a fare tutto ciò, diamo il buon esempio e, abbiamo già fatto metà del lavoro.

Lo so che non è facile e, detto tra noi, non sempre ci si riesce , ma, per il bene dei nostri figli e per la loro giusta crescita, è ciò che dobbiamo impegnarci a fare. E’ ciò che veramente ci serve e ci servirà a gestire tutto. Che poi, in realtà serve a gestire meglio ogni situazione che ci presenti la vita!

Ciò che veramente dobbiamo insegnare a i nostri figli, è che le emozioni fanno parte di noi! Che è normale provarle. Loro, piccoli, non riescono ancora a gestirle. Dobbiamo essere noi, a provare a indirizzarli.

Iniziamo innanzitutto a cercare di riconoscerle. Chiediamo al bambino se si sente arrabbiato e non neghiamogli questo sentimento. Aiutiamolo a capire che è giusto che lui si senta così e che ci dispiace che ne soffra. Proviamo, attraverso parole semplici a costruire un dialogo. Ascoltiamolo e accettiamolo nelle sue emozioni. Cerchiamo di confrontarle con le nostre e, in maniera pacata, ma decisa, cerchiamo, guardandolo negli occhi, di farlo sentire accolto.

“La mamma è qui con te”

“Lo so che in questo momento sei molto arrabbiato”

“Ti capisco”

“Troviamo insieme una soluzione”

“Mi dispiace che stai soffrendo”

Sono esempi di frasi che, possono aiutarci a metterci nella giusta posizione di approccio. A metterci in contatto con il bambino per iniziare, con lui e per lui, un dialogo costruttivo. Non pensiamo che, dire sempre di si o dire sempre di no, faccia di noi buoni o cattivi genitori. Genitori lo si diventa e genitore si cresce!

Quando il nostro bambino proverà a sfidarci, ad andare contro di noi, fisicamente o verbalmente, cerchiamo di pensare prima di agire o di parlare. Cerchiamo, se possibile, di essere da soli, o comunque, di calarci alla sua altezza per guardarlo bene negli occhi. Cerchiamo di approcciarci a lui con voce e sguardo decisi e allo stesso tempo accoglienti. Facciamo attenzione anche ai nostri movimenti. Cerchiamo di mantenere la calma, anche se dall’altra parte troviamo un muro. Spieghiamo, dopo averlo ascoltato, le nostre motivazioni e proviamo a trovare insieme delle soluzioni. Se il momento non permette tutto questo, cerchiamo di trovare una soluzione che plachi momentaneamente il tutto, affrontando però il discorso appena possibile.

I bambini imparano da ogni piccola o grande esperienza che vivono. Sono come delle piccole piantine, sta a noi innaffiarle e farle crescere bene. Se occorre, bisogna raddrizzarle, altrimenti, con l’andar del tempo, crescono storte e possono anche spezzarsi…

Se il bambino è molto piccolo e non possiamo affrontare bene un dialogo, cerchiamo di rimanere saldi nelle nostre posizioni ma di farlo sentire accolto dal nostro affetto. Prontiamoci però a distrarlo attirando la sua attenzione su qualcos’altro.

Più i miei bambini crescono e più mi rendo conto di quanto la pratica sia difficilissima spesso da attuare. Ma io ci provo, mi sforzo, ogni giorno. E non lo faccio per me, ma per loro, per il loro futuro.

Per gli uomini che un giorno saranno.

Mamme e litigi

Spesso mi viene chiesto:- Ma i tuoi figli litigano? La mia risposta è sempre uguale:- Ma certo che litigano! Ma conoscete fratelli che non litigano? Soprattutto quando sono vicini di età, è ancora più facile. Ma accade anche quando sono lontani! Eppure, dovete sapere, che le relazioni con i fratelli sono le prime che li proiettano nella società, nel saper rapportarsi con gli altri, nelle cosiddette relazioni interpersonali. In questi primi “scambi di opinioni”, diciamo così, i nostri piccoli, imparano che ogni loro azione può avere, ed ha, una conseguenza, che ogni gesto, può non essere e non è, fine a se stesso. Imparano altresì il rispetto e l’amore vero, gratuito, puro.

Ma perché questo accada, dietro ci deve essere una guida. E la loro prima guida, siamo proprio noi genitori!

I miei bambini, adesso, hanno 3 e 6 anni. Sono in un’età in cui giocano sempre insieme, in cui dividono tutto, ma in cui litigano anche tantissimo, in continuazione! Anche per una sciocchezza! Credo, litigherebbero anche per qualcosa di invisibile!

So quanto è frustrante per un genitore stare sempre li a sentirli urlare e piangere ad ogni minuto. Quei momenti di gioco tranquillo si trasformano dopo poco in esaurimento generale!

Ebbene, ben vengano questi momenti! Da questi loro imparano, imparano la vita!

Adesso che Giulio è un pò più grande e riesce ad esprimersi abbastanza bene, io non intervengo, almeno non subito. Lascio prima che se la discutano da soli. Se vedo che la situazione degenera, sono li.

Non voglio assolutamente che si alzino le mani, ripeto sempre che si parla con la bocca e che siamo ad un metro di distanza e non c’è bisogno di urlare. Ma loro, piccoli come sono, spesso faticano a gestire la situazione, altre volte mi sorprendono.

Cerco soprattutto di spiegare a Francesco, che essendo più grande riesce a capire meglio e può gestire più facilmente le emozioni. Anche se, diciamola tutta, noi adulti riusciamo sempre a farlo? Quante volte ci lasciamo andare e sbagliamo? Quante volte siamo loro di cattivo esempio? Se ci ricordassimo sempre che il buon esempio è il primo insegnante…!

Per loro, piccoli, è tutto più difficile. Stanno ancora scoprendo se stessi e il mondo! E, anche il modo in cui ci approcciamo nel gestire la loro situazione litigio, fa la differenza.

Cerchiamo noi stessi di mantenere la calma e, proviamo, quanto più è possibile, di portarli al dialogo. So quanto può essere pesante e quanto tutto ciò si ripeta ogni volta. Ma ricordiamoci che la prima educazione si vive a casa, tra le mura domestiche!

Noi genitori, stiamo plasmando i nosti figli e il loro domani! Per quanto il carattere possa orientarli, loro sono il risultato, prima di tutto, di questo!

Ed ecco, care mamme e cari papà, che entra in gioco la nostra tanta agognata PAZIENZA ( leggi se ti va anche Mamme e pazienza)! Perché spesso, lo so, senza di lei non possiamo far nulla. E quante volte essa scappa! Lo so, siamo umani! Ma non dobbiamo giustificare il nostro comportamento sbagliato e nasconderci dietro un dito , siamo adulti! È nostra responsabilità dirigere al meglio le nostre azioni, o perlomeno cercare di farlo, ogni giorno.

Spesso, in certi momenti di forte tensione, può venire in nostro aiuto, persino un abbraccio. Anzi, come mi capita spesso, a volte è proprio questo che serve, di cui hanno bisogno. Unito naturalmente, poi, alle parole giuste per spiegare lo sbaglio, per coreggere l’errore.

E non pensate che la cosa abbia un fine! Non lo avrà mai! I fratelli litigheranno sempre, anche da grandi se è possibile! Ma ciò che farà la differenza, sarà il modo in cui sono stati cresciuti.

Ben vengano i litigi quando fanno crescere, quando portano a maturare! Quando insegnano che gestendo le cose con amore, si diventa saggi e buoni, veri donne e uomini di cuore!

Mamme e amore fraterno

Mentre aspettavo Giulio, cercavo spesso di preparare Francesco al suo arrivo. Sapevo che, non riusciva a comprendere veramente fino in fondo, ma cercavo di raccontargli tutto come una favola da vivere ancora.

Quando Giulio è nato, all’inizio è accaduto ciò che temevo.

Avevo appena riabbracciato Francesco dopo aver partorito, lui si era appena svegliato ed era felice di trovarsi finalmente tra le mie braccia, quando dalla porta della camera entrò l’infermiera con la culletta: dentro c’era Giulio. Piangeva perché aveva fame. Allora mi feci aiutare a prenderlo in braccio e lo attaccai al seno da un lato, subito Giulio iniziò a mangiare e si calmò. Francesco invece iniziò a dire: “no no no” ! Aveva capito perfettamente che quello era suo fratello e che stava prendendo il latte della mamma anche lui, come gli avevo spiegato tante volte (vedi articolo Mamme e allattamento). Io subito con l’altro braccio cercai di attaccare Francesco, lui lo fece e si calmò. Aveva quasi tre anni.

Si, come ho raccontato nell’articolo sull’allattamento, quest’ultimo mi aiutò tantissimo, soprattutto all’inizio, con la gelosia ( vedi anche l’articolo Mamme e gelosie).

Ma Francesco all’inizio non voleva nemmeno guardare o toccare Giulio!

A casa, come ho già raccontato, con pazienza e amore sono riuscita quasi subito a recuperare il nostro rapporto, ma il loro, è nato piano piano.

All’inizio Francesco lo ignorava, poi piano piano ha iniziato ad avvicinarsi a lui.

Giulio invece lo ha amato fin da subito e già da piccolino non gli toglieva gli occhi di dosso! Le sue prime risate sono state per lui ed è lì che è iniziato il loro rapporto.

Ma in realtà, anche se, prima di questo, Francesco non si avvicinava più di tanto a lui, se qualcuno gli diceva che voleva portarsi il fratellino (qui è quasi un’usanza dirlo!) lui si arrabbiava tantissimo, non voleva assolutamente, diceva che Giulio era della mamma, come lui.

La parte più bella è iniziata quando Giulio ha iniziato ad interagire.

Ricordo Francesco davanti alla dondolina che lo faceva ridere e Giulio che moriva dalle risate!

Piano piano iniziarono a giocare insieme, anche se Francesco si lamentava perché Giulio non giocava come voleva lui. Io spiegavo che era ancora piccolo, ma che sarebbe cresciuto e sarebbe diventato il suo compagno di giochi preferito.

È stato un crescendo: più Giulio interagiva, più loro giocavano insieme e si legavano.

Li guardo ora. Sono inseparabili! Uniti più che mai! Complici in tutto!

Non riuscirebbero più a vivere l’uno senza l’altro e il loro pensiero è sempre l’uno per l’altro.

Come quando si salutano al mattino appena svegli abbracciandosi, come quando si stringono quando si rivedono dopo un pò, come quando si sdraiano vicini vicini mentre guardano un cartone (ho foto di loro piccolini nella stessa poltroncina stretti stretti!) Che gioia per una mamma vederli così!

E, figli miei, quanto spero lo siate sempre!

Perché un fratello è un compagno, una spalla, un amico per la vita! Non c’è amore più puro, vero e sincero!

Essere fratelli, avere dei fratelli è veramente il regalo più grande!

Mamma l’amore si moltiplica

Care mamme, io ricordo ancora la gioia nel sapere di aspettare un altro bimbo e subito dopo l’avvento della paura…

Avevamo cercato un altro bambino, un fratellino o una sorellina, ma poi, quando è arrivato, guardando Francesco, mi era sembrato ancora così piccolo! Così bisognoso di me!

Ero in cucina e ricordo di essere scoppiata a piangere! Ho pensato di avere fatto una sciocchezza, mi sono sentita in colpa! Ho pensato che dovevamo aspettare ancora, che il mio piccolo avrebbe sofferto.

Ho pensato a quanto fino a quel momento Francesco fosse al centro dei nostri pensieri. A tutti quei momenti unici che passavamo e che magari non ci sarebbero stati mai più.

Ho chiamato mia madre. Tra i singhiozzi le ho detto tutto e lei mi ha subito tranquillizzata con le sue parole.

Mi ha detto che stavo sbagliando e che anzi stavamo per fare a Francesco il più bel regalo che un bambino potesse desiderare!

Io sapevo, conoscevo questa “cosa” dell’amore che si moltiplica. Ma non l’avevo ancora provata!

E, come accade a tutte, mi chiedevo, come avrei potuto amare quanto amavo già Francesco? In quei momenti non riuscivo a capirlo veramente.

Nel frattempo il pancione cresceva e mille emozioni arrivavano. Unite a mille paure su come sarebbe andata. Il mio primo pensiero era sempre Francesco.

Cara mamma, che aspetti il tuo bambino e stringi tra la braccia il fratellino o la sorellina maggiore. Non temere! Davvero il nostro cuore è così grande da allargarsi per fare spazio al nuovo nato, senza togliere un briciolo al primo!

Esattamente e quasi magicamente il nostro cuore, anziché dividersi, si moltiplica, si allarga, si espande. C’è posto per entrambi senza nulla togliere a nessuno dei due!

Li amerai allo stesso modo!

E questo accadrà ogni volta!

Mi piace vedere l’amore di una mamma, come lo specchio dell’Amore di Dio. Lui ci Ama tutti e allo stesso identico modo. Così accade a noi mamme.

Nel momento in cui il bambino che portiamo in grembo viene al mondo, ecco, ci innamoriamo nuovamente e perdutamente! Ma allo stesso tempo rimane l’amore per l’altro o per gli altri.

Muta ma non cambia! Non è un prodigio tutto questo?

Quanto è grande il cuore di una mamma!

Auguri mamme!

Come i pilastri hanno le fondamenta, come gli alberi hanno le radici, come la terra ha sua forza gravitazionale, così gli uomini e qualsiasi specie vivente non esistessero senza un grembo che li generi e li custodisca, che se ne prenda cura fin dagli albori.

Le mamme.

Creature magiche che al loro interno danno la vita, stelle che illuminano le nostre vie.

Spesso ci si dimentica della loro importanza, di quanto fondamentale e vitale sia la loro presenza. Spesso non si capisce quanto sia grande il prodigio che accade in loro, di quanto ardore generi ogni vita. Perché le mamme sono prima di tutto dono di sé. Sono lo specchio in cui Dio stesso riflette il Suo Amore, Immenso e Puro.

E se questo mondo spesso le sottovaluta, esse rispondono continuando a proteggere, a vivere più per i loro figli che per se stesse. Continuando a nutrire, ad offrirsi in ogni momento, a donarsi gratuitamente fino all’ultima briciola.

E ci son mamme che non hanno generato o non lo hanno ancora fatto, ma che son mamme dentro. E ci son figli che hanno perso la mamma e meritano l’amore, a chi se ne prende cura con affetto materno spetta tutto il loro cuore!

In questo giorno speciale in cui le celebriamo, non limitiamoci a ricordarci di loro, riflettiamo!

Pensiamo a quante volte durante l’anno ce ne siamo dimenticate, impegnamoci a dar loro più valore. L’intero mondo ne gioverebbe!

Auguri mamme, vita della vita stessa!

Auguri a noi!

Happy birthday to me

Se penso che oggi ho compiuto 36 anni mi sembra così strano… Eppure me li sento tutti addosso! Sento quanto la mia vita sia lunga e rivedo nella mia mente tutto ciò che ho vissuto! È tantissimo!

L’altro ieri mi è capitato di vedere un video di me bambina. Ero la spensieratezza in persona! Quanto sono lontana da quella bambina? È passato tantissimo tempo! Ora quella bambina con gli occhi grandi dov’è? L’ho rivista negli atteggiamenti di mio figlio Francesco, nei suoi modi e ne sono rimasta stupita!

Quanto si cambia nella vita! Quante cose attraversiamo! Eppure queste cose ci formano, plasmano il nostro modo di essere!

Penso di essere cresciuta, ma di avere ancora tantissimo da imparare dalla vita, perché non si smette mai di farlo! Ma le sono grata! Sono inciampata, a volte sono caduta e mi sono rialzata! Ho attraversato tempeste e sono riuscita ad aprire l’ombrello aspettando che uscisse il sole. E fidatevi, il sole arriva! Anche quando in certi momenti vediamo tutto nero! Ecco, io ringrazio Dio di avermi donato la Fede, per vedere quello spiraglio quando in realtà ancora non c’era. Perché mi ha dato la forza per lottare in ogni cosa e di andare avanti..

Tutti noi attraversiamo la pioggia e a volte pure gli uragani e spesso ci sentiamo così fuori posto! Eppure la vita è così bella! Se perseveriamo, tornerà a sorriderci!

Io ho imparato che dai periodi bui non solo si può uscire, ma se ne può trarre insegnamento per crescere e per poi donare agli altri! E donando agli altri capiremo che, se è successo tutto questo una ragione c’era! E quel tempo oscuro si dipingerà di significato. E quell’arcobaleno guadagnato sarà visibile anche altrove!

Grazie vita per avermi donato tutto ciò che ho! Grazie per avermi dato un cuore così sensibile, che spesso proprio per questo è pesante da portare, ma che in realtà mi permette di amare e di sentire oltre le apparenze.

Grazie per i sogni realizzati e per quelli che ancora serbo nel cuore.

Grazie per questi 36 anni!

A volte non ci rendiamo conto di quanta ricchezza abbiamo intorno, di quanto ne abbiamo le mani e il cuore stracolmo!

Grazie Dio.

Buon compleanno a me.

Mamme non è una gara

“Ma che bel bambino, ma parla?” ” Ma come ancora non parla?” Ma cammina?” ” Eh! Mio figlio alla sua età già correva! E quanto parlava!”….. “Ma sai che hai ragione! Ma perché il mio ancora non lo fa?…” Ed ecco, tremila complessi. Che ansia! Si l’ansia! A volte, noi mamme, riusciamo solo a farci venire l’ansia a vicenda! E i confronti fra mamme, spesso si riducono proprio in questo : in una gara a chi ha il figlio più avanti! E chi non lo ha, si fa venire le paura più impensabili o i sensi di colpa più assurdi, perché pensa che il proprio figlio è… indietro!

Care mamme, ma cos’è questa gara? Di cosa stiamo parlando? I nostri piccoli, che noi stessi abbiamo messo al mondo, sono degli esseri unici e irripetibili, come unici e irripetibili sono le strade delle loro vite.

Ogni bambino ha il suo percorso, durante il quale, cresce e sviluppa le conoscenze e le capacità che gli occorrono. Senza fretta, esplora l’ambiente che gli circonda e tramite le esperienze che ogni giorno fa, raggiunge i suoi traguardi. Ma tutto questo lo fa anche e soprattutto cadendo, compiendo degli errori! È proprio così che impara il giusto modo!

Esistono dei bambini che camminano prima, altri che parlano prima. Crescendo, esistono quelli che imparano più velocemente a leggere, altri che sono bravi nel disegno o in matematica. Ogni bambino è a se!

E tutto questo da quando nasce a quando cresce e diventa adulto. Ogni uomo o donna è a se!

Ecco perché, fare paragoni tra i bambini non ha senso!

Non ha senso farli nemmeno fra fratelli! Veramente, ogni persona è a se in tutto e per tutto!

Perciò, care mamme, non paragonate i vostri piccoli ad altri!

Se vostro figlio è più grande o più piccolo, se ancora non cammina o non parla, se vuole la vostra vicinanza o non è ancora pronto per compiere o fare qualcosa di importante delle tappe della sua vita, non mettetegli fretta! Abbiate la capacità, la pazienza, la scaltrezza, l’intuito di capire che arriverà il suo momento, e che magari non è ancora quello presente.

Non mettetegli fretta, potreste avere un risultato disastroso. Fidatevi, invece, di loro! Essi, sentono la vostra fiducia, come sentono e percepiscono le vostre paure, che al contrario non fanno altro che intimorirli e inibirli!

I nostri figli, non sono trofei da esibire quando ci fa comodo e da nascondere se la cosa non ci garba! I nostri figli sono comete che brillano, ma ognuno con il suo percorso! Nostro compito è guidarli e aiutarli nel loro cammino sostenendoli e amandoli.

E, se qualcuno vi chiede? “Ma come? Ancora non fa questo? Ancora non fa quest’altro?” Diteglielo pure che i bambini non sono robot programmati per far tutti la stessa cosa e insieme!

Siamo tutti diversi e la vita non è una gara.

È una strada, un viaggio, pieno di tanti meravigliosi traguardi da scoprire.

Mamma aiutami a fare da solo

Quante volte noi mamme, durante la crescita dei nostri figli, ci siamo trovate di fronte ad un bivio. Da un lato l’istinto innato in noi di aiutarli, anche nelle piccole cose di ogni giorno, dall’altro il desiderio di vederli fare da soli.

“Aiutiamoli a fare da soli” è il concetto principale che riassume la teoria di Maria Montessori, grande figura della pedagogia Italiana e mondiale. Lei istinteva sul “Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di potere avere successo”. Tutto questo perché impari, fin da piccolo, ad essere autonomo, in modo che da adulto, possa non trovarsi in difficoltà.

Durante la mia esperienza di mamma, più volte mi sono scontrata con tutto questo. Ho studiato per anni le teorie Montessoriane, le conosco bene, ma viverle nella pratica e soprattutto viverle da mamma, non è la stessa cosa! Noi mamme, abbiamo l’istinto innato di proteggerli e a volte questo ci porta a sbagliare. Quante volte da figli ci siamo ritrovati a pretendere la nostra indipendenza, non sapendo com’è trovarsi dall’altra parte? Solo quando diventiamo noi stessi genitori, ce ne rendiamo conto!

Eppure, nonostante tutto, certe cose è bene tenerle sempre in mente! Tutta la nostra vita è una scuola e ciò che impariamo da figli ci può e ci deve servire per quando saremo noi stessi genitori.

Perché si, fare il genitore è veramente il lavoro più difficile del mondo! E, anche se la teoria e le esperienze possono venirci incontro, poi nella pratica, sta a noi!

Io penso che, nessuno di noi è esantato dagli sbagli. Possiamo conoscere e studiare, ma poi, ogni giorno, davanti ai nostri bambini, costruiamo la vita!

E ogni giorno, dobbiamo sforzarci di ricordare che, anche se vorremmo sempre indicare loro la via per ogni cosa, loro devono poter crescere e poter fare le le loro esperienze. Perché sbagliando impareranno, cadendo si rialzeranno! Noi possiamo e dobbiamo star li accanto a loro, pronti a tendere la mano al primo bisogno di aiuto, ma senza mai limitarli. Tutto ciò fin dall’inizio.

Fin da piccolo, infatti, il bambino, inizia ad esplorare il mondo e tutto questo è importantissimo per la sua crescita! Un genitore impaurito, non fa altro che trasmettere questa emozione negativa al bambino e limitarlo nel suo apprendimento! Con questo non voglio dire che dobbiamo lasciarli andare senza problemi e senza attenzionarli! Ma dobbiamo lasciare loro i giusti spazi! E questo vale in ogni tappa della loro crescita, in ogni piccola o grande esperienza di ogni giorno!

Solo così il bambino potrà crescere libero e autonomo!

Care mamme, adesso che sono mamma anche io, so quanto spesso tutto questo non è semplice!

Dallo svezzamento e quindi dal momento in cui iniziano a mangiare. Da quando iniziano a fare i primi passi, a quando iniziano a correre in bicicletta. Dallo svolgere un compito quotidiano come vestirsi, a risolvere un problema più o meno grave… Quanto ci pesa a volte non intervenire subito se li vediamo in difficoltà! Siamo mamme, siamo genitori ed è normale!

Ma è giusto comprendere che, se vogliamo il loro bene (ed è questo che ci interessa veramente), ciò che il nostro compito ci impone è di guidarli nella crescita, ma mai di sostituirci a loro!

Un genitore che si vede un figlio adulto e sano che continua a dipendere in tutto e per tutto da lui, ha fallito la sua missione!

Siamo qui per crescerli con amore, siamo qui per guidarli, per poi lasciarli volare!

Mamme e covid 19

La scorsa notte non riuscivo a dormire. Pensavo e ripensavo a tutto ciò che sta succedendo, alla vita che ormai stiamo vivendo. A tutto ciò che i nostri figli sono costretti a subire, al tempo che passa e a quante cose stanno perdendo.

È pomeriggio e siamo chiusi in casa. Come me, come noi, migliaia di altre mamme e milioni di altri bambini e ragazzi. Il mondo ormai, da un anno a questa parte, non lo stiamo riconoscendo più. C’è chi ha paura, chi se frega, chi rispetta le regole e chi ancora si ostina a non farlo.

Ma cosa succede? Dov’è finito il tempo di quando noi eravamo bambini? Di quando vivevamo spensierati e lontani da tutto questo?

Se qualcuno ci avesse detto in passato che lo avremmo vissuto, avremmo pensato sicuramente a qualche film di fantascienza. Tipo quelli sulle catastrofe naturali. Ma, pur sempre un film! Nessuno di noi avrebbe mai immaginato di viverlo!

Eppure, eccoci qua. Eccoli qui i nostri figli, i nostri ragazzi, i nostri bambini. Invece di giocare liberi insieme, sono a casa, seduti sul divano. Invece di stare a scuola, di ascoltare gli insegnanti, di interagire tra i banchi, sono a casa, dietro un pc. Si, in realtà sono collegati fra loro, sono “insieme”, ma fisicamente sono ognuno per conto proprio! Ed è così che sono costretti ad apprendere. È così che sono costretti a relazionarsi. È così che sono costretti ad imparare. È così che funziona la DAD!

E direte, per fortuna c’è! Perché altrimenti la scuola non potrebbe esistere in questo momento. Ma essa, è solo una parvenza! La DAD è il sospiro affannato di un qualcosa di vitale che non può mancare nella vita di ognuno noi! La scuola in presenza!

E i nostri bambini, i nostri ragazzi, sono lì, devono essere li. C’è chi sopporta e chi ormai non ne può più. C’è chi va avanti lo stesso e chi finge. C’è chi continua a crederci e chi ha già smesso da un pezzo.

E poi ci sono loro, ci siamo noi, le mamme.

Noi, dietro loro, noi col cuore in gola. Noi che, non ci capacitiamo del fatto di “com’è possibile che stia accadendo veramente tutto questo? ” “Com’è possibile che i nostri figli debbano sopportare tutto questo? ” Noi che, soffriamo vedendoli penalizzati e con le ali tagliate! Noi che, daremmo loro la nostra fanciullezza spensierata, pur di vederli finalmente liberi!

Ed eccoci, tra una sgridata e una presa alla buona, cerchiamo di guidarli nella giusta via. Cerchiamo di asciugare le loro lacrime di stanchezza e di nervosismo, cerchiamo di mostrarci speranzosi per evitare il peggio.

Quando in realtà vorremmo urlare!

E ogni notte, preghiamo Dio, perché allontani finalmente questa piaga, questa sventura che ci si è abbattuta contro!

E ogni notte, promettiamo a noi stesse di non urlare più e di riuscire a guidarli con pazienza, quella virtù che ultimamente scarseggia ovunque purtroppo, perché siamo stanche!

Si, siamo stanche!

Siamo tutti stanchi!

Questo covid, ha cambiato la nostra esistenza e non ci fa solo ammalare fisicamente. In realtà, ci colpisce anche se non ci contagia! Sta distruggendo affetti e modi di vivere. Ci sta cambiando dentro! Sta cambiando la nostra umanità, così tanto da non riconoscerci più. Così tanto da far diventare i cuori gelidi! Poveri di baci, di abbracci e di strette di mano, vietate da un anno a questa parte. Ed è così che stanno crescendo i nostri figli! Tra un “ricordati di non togliere la mascherina” a un “non toccarti la faccia e non toccare nessuno”, tra un “ricordati di pulire le mani” a un “mantieni la distanza dagli altri”! Così.

Eppure, sono gli unici mezzi che abbiamo per difenderci. E, se da un lato, vedendoli crescere in questo modo, piangiamo per loro, dall’altro, la paura di un possibile contagio ci fa tremare.

Eh si! Siamo ansiose, abbiamo paura, ma siamo forti! Caparbie e piene di quella sicurezza che solo la voglia di lottare per loro ci sa dare. E non molliamo. Nemmeno quando tutto questo ci porta ad avere problemi economici. Ci asciughiamo le lacrime, sosteniamo la famiglia e ripartiamo! Anche quando la nostra vita vacilla nella malattia! Sempre!

Ebbene, queste siamo noi, le mamme!

Perché dietro al nostro futuro che cresce, ci siamo noi che lottiamo con i denti per portarlo avanti!

E, se ancora nessuno ce lo ha fatto un applauso, facciamocelo da sole! Anche se in realtà, noi di applausi non ne abbiamo bisogno!

Il nostro vero applauso, sono i sorrisi dei nostri figli. La nostra gioia è e sarà sempre la serenità della nostra famiglia.

Care mamme, noi il premio nobel lo abbiamo già dentro il cuore, noi abbiamo partorito il mondo e lo stiamo portando avanti.

E così sarà sempre!

Un abbraccio, mamme. Ce la facciamo, ne usciremo!

Torneremo a vivere! È questo, che dobbiamo tener bene in mente nei momenti di maggiore difficoltà!

La libertà tornerà!

Eppure è il mio inizio

“Figli miei, in questi anni, potendolo fare, ho scelto di stare a casa con voi. Perché il mio cuore mi indicava che quella era la scelta giusta. Adesso, ascoltandolo, ho deciso di iniziare a mettermi in gioco. Di sfruttare quella mia laurea nel cassetto (anzi appesa al muro!). Di realizzare un sogno, lavorare con i bambini! “

Così, sarebbe iniziato questo articolo e così ho voluto farlo iniziare. Ma purtroppo non è andata esattamente come speravo. Domani, sarà il mio terzo giorno di lavoro. Un gruppo di ragazze fantastico e preparato (e non lo dico perché so che mi leggeranno, ma perché è la verità!) con cui mi sono subito trovata benissimo!

Non abbiamo avuto neanche il tempo di organizzare tutto, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di far venire i bambini… Domani sarà, (per ora) già l’ultimo giorno. Da lunedì sarò di nuovo a casa!

Ma non voglio perdere la speranza, non voglio pensare che sia tutto perso. Ne io, ne i miei bambini abbiamo avuto il tempo di abituarci alla nuova vita, che già sarà tutto come prima. Ma voglio sperare che questo periodo finirà e potrò davvero iniziare.

Iniziare il lavoro per cui ho studiato. Per cui i miei bambini saranno orgogliosi di me. E lo farò, prima per loro e poi per me stessa. Prima per il loro futuro e poi per il mio.

Da oggi, nella presentazione del mio blog, cancello la scritta “mamma a tempo pieno”.

Io ho fiducia, ho speranza, ho fede. E penso, possa essere il vero appiglio a cui agganciarsi in questo momento così critico che tutti stiamo vivendo.

Rispettiamoci a vicenda! Rispettiamo veramente le regole che possono permetterci di uscire da tutto ciò!

Facciamolo tutti!

Uniamoci in un’unica solidale lotta contro questo mostro che ci sta togliendo la vita stessa!

Riprendiamocela!

Io non voglio smettere di sperare…

Ma possiamo farcela solo se ci impegniamo.

Tutti insieme.

La stanchezza delle mamme

Quel momento in cui senti di crollare e di non farcela. Quel momento in cui senti che le forze ti stanno abbandonando e invece persisti e rimani li. Quel momento in cui ti sembra che nessuno capisca la tua stanchezza… C’è una frase che tutte le mamme dicono:- Ma come facevo prima di diventare mamma a lamentarmi? – Chi non l’ha detta?

Eppure rimaniamo li, sempre, persistiamo con tutte le nostre forze e lo facciamo per amore.

Tutte le mamme, lavoratrici e non, abbiamo momenti di stanchezza. E spesso arriviamo stremate a fine giornata! O a volte iniziamo la giornata sperando che fisisca presto per poter riposare. Sperando che la notte i nostri piccoli ci facciano dormire!

Si, perché spesso la notte soprattutto se si hanno bambini piccoli non si dorme e la mattina si è più stanchi della sera prima!

Cara mamme, quante volte ci diamo addosso tra noi e ci giudichiamo a vicenda per qualsiasi motivo? Oppure, ci sentiamo criticare da chi ci circonda?

Ed ecco che, se rimaniamo a casa ci sentiamo dire che siamo delle sfaticate e mantenute. Se andiamo a lavorare, che non ci prendiamo cura abbastanza dei nostri figli. Se allattiamo, ci sentiamo dire che siamo morbose e i nostri figli viziati, se diamo il biberon che ce ne freghiamo dei loro bisogni.

E quante volte, soprattutto in quei momenti in cui ci sentiamo stremate, vorremmo gridare che siamo stanche?

Quante volte avremmo voluto che, quelle persone che ci parlano male dietro, vedessero invece il nostro impegno e tutto ciò che stiamo provando e passando in quel momento? Quante volte non ci sentiamo capite?

La verità è che, tutte le mamme, lavoratrici e non, facciamo i salti mortali! Perciò dovremmo smetterla prima noi stesse di darci addosso! Anzi, dovremmo essere solidali tra noi! Qualsiasi scelta facciamo! E poi, dovremmo veramente fregarcene di chi ci critica, perché queste persone ci saranno sempre, purtroppo.

Noi mamme agiamo sempre cercando di fare le giuste scelte per i nostri bambini, per noi e per la nostra famiglia. E nessuno può giudicare le scelte di una mamma, soprattutto senza conoscere la situazione in prima persona!

Dovremmo cercare di creare una rete di sostegno tra noi! In cui ogni mamma possa non sentirsi mai sola!

Essere mamma è stancante! A volte veramente tanto. Ma è ciò che appaga e riempie di più il cuore al mondo! Un figlio ti svuota dentro, ma ti regala la vita. Una nuova vita. Un figlio ti fa scoprire cos’è il vero amore. Quell’ amore per cui daresti la tua stessa vita!

Care mamme, sosteniamoci a vicenda e quando capiamo di essere troppo stanche non esitiamo a chiedere aiuto! Ricordiamoci sempre, in qualsiasi momento che non siamo sole. C’è sempre una mano tesa versa di noi!

Cara mamma che sei stanca, che hai bisogno anche solo di sfogarti, io ti tendo la mia.

Se vuoi, sono qui.