Mamme im-perfette

Al giorno d’oggi ovunque andiamo, ovunque ci giriamo, guardiamo, osserviamo, siamo tutti bombardati da un ideale di perfezione assurdo, dove tutti fanno ciò che fanno gli altri, dove tutti cercano di essere i migliori, in una gara senza fine. E purtroppo spesso ci viene prospettato un modello di mamma che in realtà non esiste. Un modello perfetto, con mamme perfette, genitori perfetti, figli perfetti. Ebbene tutto ciò esiste solo in televisione, nel film, nelle pubblicità. Perché la realtà non è così, non è come vogliono farcela vedere: la realtà è ben diversa!

Ogni mamma da quando si alza il mattino a quando va a letto la sera ha come primo scopo il bene dei propri figli. E non parlo di quelle donne che purtroppo per ragioni che non sto qui ad affrontare non si comportano da madri, ma di madri vere. Ebbene qualsiasi madre, nonostante questo e nonostante cerchi di dare il meglio può sbagliare e lo fa. E ogni madre la sera va a letto pensando a quante cose poteva far diversamente per fare meglio. Ogni madre si ripromette che il giorno dopo sarà diverso. Ogni madre sbaglia e sbaglia amando. La verità è che non esiste nessun copione da seguire, ma un modo solo, un metodo solo, il metodo dell’amore. Ecco io penso che ogni madre deve seguire solo quello e per trovarlo basta che si guardi e si legga dentro.

E allora facciamo un bel respiro e cerchiamo di ascoltare il nostro istinto, l’istinto materno che ci guida e che ci guiderà sempre. E anche se in certi momenti ci sentiamo sole e inadeguate, pensiamo che nessuno meglio di noi sa qual’è il bene dei nostri figli. E non pensiamo mai di essere meno di altre. Siamo tutte allo stesso livello!

Non esistono madri migliori di altre, esistono solo le mamme, angeli in terra che darebbero la vita per i propri figli.

Non biasimiamo mai una mamma per le scelte che fa, non parliamo male di lei, non andiamo le une contro le altre.

Non mettiamoci sul piedistallo facendoci vedere perfette davanti alle altre, perchè non lo siamo.

Perchè siamo umane.

Perchè tutte possiamo trovarci ad avere bisogno.

Perchè le mamme sono perfette solo davanti agli occhi dei loro bimbi, ma nella realtà nessuna di noi lo è.

Le mamme perfette non esistono.

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Mamme e amicizia

Nelle vita tutti attraversiamo varie fasi e possiamo cambiare molteplici volte. Ma nonostante ciò c’è una cosa che non può cambiare, a patto che sia un sentimento vero e sincero, qualcosa di raro che perduri nel tempo, che sia puro ancor più dell’amore: l’amicizia che lega due o più persone.

Quando nasce una mamma, il suo mondo viene stravolto. Inevitabilmente lei non è più quella di prima e moltissime cose possono subentrare a far si che tutto questo si accentui ancor di più. Ecco che alcune riescono a conservare i rapporti di amicizia, altre no. Possono nascere nuove amicizie, ma puó anche succedere che la mamma si ritrovi da sola. E questo purtroppo accade spesso. Perché non è facile star dietro ai suoi orari e ai suoi ormoni!

Così, soprattutto all’inizio e alle prime armi, circondata da tutto il da farsi e con gli occhi gonfi dalle notti insonni, lei può credere di poterne fare a meno. In fondo ormai ha la sua famiglia, il suo piccolo, i suoi piccoli. E tantissimo da fare! Non può perdere tempo con queste cose! E senza accorgersene si allontana, si chiude sempre più.

Non sempre chi è fuori da tutto ciò riesce a capire. I mondi si dividono, lei ormai parla solo di latte, pappe e pannolini! Nelle nuove amiche mamme trova un punto d’incontro e stringe nuovi rapporti sinceri, ma il tempo ormai è poco e spesso la solitudine è dietro l’angolo…

Cara mamma. Stai vivendo il periodo più bello e anche il più duro. Qualcosa di immensamente meraviglioso, magnifico, ma allo stesso tempo tremendamente difficile e stancante. Qualcosa che ti riempie ma allo stesso tempo di svuota di tutte le tue energie. Non chiuderti nel tuo guscio e non credere di riuscire a stare sola con te stessa e poter star bene per sempre. Nessuno può vivere senza un amico, senza una spalla su cui poter sempre contare. Soprattutto se si tratta di un amico sincero. Di un rapporto vero.

Cara ragazza, spiega alla tua amica che hai piacere di star con lei, anche se nel frattempo devi continuamente allattare, anche se adesso la tua vita è cambiata. Spiega che potete trovare un punto d’incontro che vada bene per entrambe.

Cara donna, trova il tempo di bere un caffè con le tue amiche mamme, trova il tempo di rivedere chi ti vuol bene.

Cara amica della mamma, abbi pazienza con lei. Sostienila, capiscila incoraggiala, appoggiala, aiutala… Le vere amicizie non sono estranee ai terremoti della vita. Ma solo quelle sincere non crollano.

Cara mamma, insegna ai tuoi figli che l’amicizia è importante. Faranno tesoro del tuo esempio e sarà per te una gioia saperli felici tra la gente.

Dolce mammina che leggi queste righe e ti senti sola. Non piangere, non lo sei. Cerca intorno a te la mano che ti viene tesa e prendila…

Io ci sono.

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Mamme e rispetto

Ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo per dare voce soprattutto a quelle neo-mamme che, mamme da pochissimo, si sentono quasi schiacciare, si sentono opprimere, si sentono sminuire, da una società che invece dovrebbe solo sostenerle.

Ho scritto già del sentimento che la mamma prova, quando il bambino che, prima era dentro se, adesso è fuori. Per lei quel bimbo è una continuazione si se, il suo bisogno di proteggerlo è innato, naturale.

Accade purtroppo che tutto ciò non viene rispettato, o non abbastanza.

Adesso stiamo attraversando una fase difficile, siamo dentro una pandemia, ma nonostante ciò, accadono ugualmente certi episodi. Forse meno, perché la gente si trattiene per via del covid, ma non sono affatto spariti.

Ma al di la di questo, o di una mamma più protettiva o meno, c’è da capire che un neonato all’inizio della sua vita sviluppa gli anticorpi. Inizia a sviluppare il suo sistema immunitario, ma all’inizio tutto per lui è nuovo. Ecco perchè bisogna andarci cauti, covid o non covid. Ciò non significa esagerazione, ma giusta maniera.

Tutto questo visto in maniera obiettiva. Ma se ci soffermiamo alla mamma e cerchiamo di vederla in maniera soggettiva, dal suo punto di vista, potremmo capire un pò di più.

Lei, nel suo turbinio di emozioni nuove, di sensazioni e ormoni che lottano tra loro, di stanchezze estreme e dolori, di gioie mai provate e pianti inconsolabili… vede il suo piccolo fagottino come un essere indifeso! Più passano i giorni e più si innamora di lui, capisce che è suo, che deve proteggerlo, amarlo, coccolarlo. Fatica, soffre per far questo. Poi si vede arrivare incontro gente che glielo toglie dalle braccia, che infila le mani dentro la culletta per svegliarlo, che gli stringe il viso, che gli deve per forza baciare la manina che un secondo dopo il bimbo infilerà in bocca…

Devo continuare? Meglio di no.

Ora, al di là dell’igiene o no, del lavarsi le mani prima di toccare un neonato o meno… Avete mai pensato alla probabilità di chiedere alla mamma prima di prendelo, prima di toccarlo?

Provate a toccare un cagnolino o un orsetto mentre è sotto la protezione della mamma. Soprattutto se l’animale non vi conosce, fatelo e vedete cosa vi succede!

Si, noi siamo anche questo, siamo mammiferi e l’istinto è in noi!

Prendetevi cura delle neo-mamme, siate loro sostegno anche con una parola di conforto. Non giudicatele e non riempitele dei vostri consigli gratuiti.

Dite:

“Coraggio, stai facendo un ottimo lavoro!”

“Coraggio, ce la fai, sei una grande donna e una grande mamma!”

“Coraggio, non sei sola, se hai bisogno io sono qui”!

E’ di questo che hanno bisogno, di essere guardate negli occhi e di sentirsi sostenute, soprattutto in quei momenti in cui il carico emotivo è enorme.

Ed è in questi momenti che crollano maggiormente se vedono il loro piccolino spupazzato come fosse un bambolotto. La vergogna di essere giudicate spesso le blocca. E poi se ne danno la colpa.

Il piccolo non ha bisogno dei vostri abbracci e baci, soprattutto se siete perfetti sconosciuti. Lui non ne gode di certo, anzi possono anche infastidirlo!

E’ della mamma e del suo papà che ha bisogno e nulla più.

In questa società in cui il rispetto ormai è raro.

In questa società in cui tutti pensano al proprio star bene anche alle spalle degli altri.

In questa società sempre più piena di pericoli.

In questa società, i nostri figli continuano a nascere e le mamme a partorire!

Ecco, io vorrei che ogni persona guardasse prima alla mamma e poi al suo bambino! Che sentisse la mamma quasi come figlia sua! Sarebbe l’inizio di un meraviglioso rispetto, che andrebbe a nascere così, proprio dai più piccoli e fragili.

E tu mamma, non avere paura.

Sei bravissima e sei la mamma migliore del mondo per il tuo bambino!

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Mamme e babywearing

Per un neonato esiste un solo posto al mondo in cui si sente completamente al sicuro: sul cuore della sua mamma. Di lei ricorda il suono della sua voce, il battito del suo cuore che sentiva chiaramente dentro lei. Appoggiato sul suo petto il piccolo si sente a casa. Come se ritornasse in quell’unico posto che lo ha protetto per nove mesi: dentro la sua mamma.

Il babywearing non fa altro che favorire tutto ciò.

Quando Francesco era piccolo non conoscevo il mondo del portare, ne sono venuta a conoscenza prima della gravidanza di Giulio. Mi sono informata perché desideravo portarlo, sia per tutti i benefici che dava al bambino e sia perché mi avrebbe aiutata molto. E così è stato. Ho portato Giulio fin dall’inizio, prima con una fascia elastica e poi dopo i sei mesi, dovendola cambiare perché ormai il piccolo era pesante e quella non lo reggeva più, ho optato per un marsupio ergonomico. La scelta era tra una fascia rigida o un marsupio. La seconda mi sembrava più pratica e così è stato. Non me ne sono mai pentita. Fascia prima e marsupio dopo mi hanno aiutata tantissimo. Quante volte Giulio si è addormentato lì dentro e quante volte l’ho usata per andare a scuola con entrambi i miei figli con la praticità di avere le mani libere per tenere Francesco! Ma anche Biagio ha portato Giulio ed è stato bello vedere il bambino appoggiarsi a lui e tranquillizzarsi.

A volte purtroppo si fanno delle scelte sbagliate, scegliendo un marsupio non ergonomico che non favorisce ne la posizione corretta del bambino e ne il benessere della mamma, in quanto il peso non è correttamente bilanciato. Il bambino, per essere portato in posizione corretta innanzitutto non deve mai essere messo fronte mondo davanti.

Le posizioni corrette sono queste:

Se notate le gambe sono messe a “ranocchietta” soprattutto quando è piccolissimo. Quando il bambino cresce ed è ben dritto sulla schiena si può iniziare a portarlo dietro, come uno zainetto. La posizione del bimbo sarà la stessa ma sistemato dietro. Se il peso è correttamente bilanciato e il bambino messo in modo corretto, la mamma o chi lo porta non ne risente e il bimbo è comodissimo.

Ho portato Giulio fino alla fine dell’anno scorso, prima che iniziassero le vacanze di Natale. All’inizio di quest’anno ha scoperto il piacere di camminare e non vuole essere preso nemmeno in braccio! Io ho lasciato fare.

Mamme portate i vostri bambini e non abbiate mai paura di assecondare i loro bisogni. Cresceranno e andranno per la loro strada con il cuore sereno.

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Mamme e allattamento

Esiste un viaggio, un’emozione che per molti aspetti può essere paragonata alla gravidanza, anche se diverso: l’allattamento. Quando un bambino nasce, non sa di essere nato, l’unico ricordo chiaro e familiare che conosce è il battito del cuore della sua mamma, insieme alla sua voce. Ecco perché, appena nato, una volta messo nel petto della madre si tranquillizza. E accade una cosa meravigliosa, il piccolo d’istinto cerca il suo seno. Ed è da li che parte questa nuova avventura non sempre in discesa, spesso in salita e piena di ostacoli. Ma non tutte le mamme riescono ad allattare i propri piccoli. Sono tanti i motivi per cui non si allatta. Io voglio solo dire a queste mamme che siamo tutte mamme allo stesso livello. Che non esistono mamme di serie A e di serie B, ne per i parti e ne per l’allattamento. Queste mamme che non riescono ad allattare o non possono per vari motivi o altro, possono essere mamme anche migliori di chi allatta. Ciò che conta è il bene dei propri figli. E ciò che conta è anche e soprattutto la serenità di una mamma. Perché una mamma felice e tranquilla significa un bambino altrettanto felice e tranquillo.

Quando è nato Francesco desideravo allattarlo ma le cose non sono andate esattamente come volevo io. Non sono stata aiutata in questo, anzi le mie idee si confondevano sempre di più. Ciò che mi ha aiutata è stata sicuramente la mia testardaggine e il fatto che io nonostante tutto non mollassi mai definitivamente e continuassi a provarci. Francesco aveva già un mese quando un pediatra, a cui devo veramente l’allattamento dei miei figli, mi disse: “Signora scelga, o il suo latte o il latte artificiale!” Ricordo perfettamente la gioia mista a sorpresa di quel momento: io non credevo che il mio corpo potesse veramente nutrire il mio bambino perfettamente, come lo era stato già durante la gravidanza! Innocentemente lo chiesi pure. Lui mi incoraggiò ma mi disse anche che sarebbe stato difficilissimo. Francesco aveva già un mese, era abituato al biberon, il seno era per lui più una coccola, anche se il latte era arrivato. Si trattava di “ri-programmare” mio figlio e di “ri-programmare” di conseguenza la richiesta di latte del mio seno. Lui non ci credeva, io invece ce l’ho fatta. E ancora oggi mi chiedo dove ho trovato la forza e la pazienza. Sicuramente ero molto motivata, sicuramente sono anche molto testarda di mio! Ricordo ancora mio figlio che piangeva e parenti che mi dicevano di andare a farmi le mie cose che lo tenevano loro, perché lo avevo attaccato poco fa… Ed era un gran lavoro per me il mantenere la calma e capire io stessa prima di tutto che come mi aveva detto il pediatra, mio figlio si sarebbe attaccato “ogni niente” e che dovevo buttare via qualsiasi orologio, come qualsiasi altra idea. Non è stato semplice ma ce l’abbiamo fatta. Il mio seno si è calibrato alla richiesta di mio figlio. Lui poi era un gran mangione ed ha iniziato a crescere talmente tanto che il pediatra mi chiedeva se non avessi iniziato a dare anche l’artificiale! Ma ogni bambino è a se, Giulio ad esempio al contrario di Francesco cresceva meno. E la richiesta del latte si calibra esattamente alla richiesta di nostro figlio. Cosa ci vuole? Taaaaaaaanta pazienza. Soprattutto all’inizio. Una buona dose di fiducia verso il proprio corpo e il proprio bambino. Sostegno esterno, almeno un minimo. Perché allattare non è una passeggiata. E’ difficile, è stancante, a tratti logorante. Ma allattare è meglio di un paesaggio. E’ estasiante, è appagante, è unico. Ciò che conta di più, soprattutto all’inizio è anche un attacco corretto. Su questo se si hanno dubbi è meglio ricorrere a chi è di competenza. Perché spesso ragadi e fastidi vari derivano proprio da questo. E con un attacco non corretto il bambino mangia anche meno.

In un attacco corretto la bocca è spalancata , le labbra sono estroflesse, il mento tocca il seno. Invece in un attacco sbagliato è visibile molto più areola sopra la bocca del bambino.

Io ho scelto di fidarmi dei miei figli e ho scelto di farlo fino alla fine. Quando ho saputo di aspettare Giulio, Francesco aveva due anni, e prendeva ancora il mio latte. Naturalmente mangiava ormai tutto, ma per il riposino pomeridiano e per la notte cercava il mio seno. Io, informandomi, ho scelto di continuare nonostante la gravidanza ad allattarlo. Se la gravidanza è fisiologica e non ci sono problemi si può fare tranquillamente. L’allattamento mi ha aiutata tantissimo a combattere la gelosia. Quando Giulio è nato Francesco era in ospedale. Ricordo di aver riabbracciato Francesco che si era appena svegliato e non tanto di buon umore. Subito dopo è entrata l’infermiera con la culla dove c’era Giulio. Quando me l’ha dato piangeva per la fame e Francesco ha dato subito segni di nervosismo. Allora io mi sono fatta aiutare e mi sono sistemata con Giulio alla mia destra che subito si è attaccato ed ha iniziato a mangiare e con Francesco in piedi alla mia sinistra che ha iniziato a fare altrettanto. Quello è stato il nostro primo tandem. Dopo poco Francesco si è staccato. E non era più arrabbiato. Non ha accettato subito e volentieri il fratellino ma tutto ciò ha aiutato più di qualsiasi altra cosa. Lui a casa ha continuato, non come un neonato naturalmente, ma con i suoi momenti e la sera quel momento era condiviso con il fratello. Perciò diventò il nostro momento, di noi tre. E’ stato stancante? Tantissimo! Mi è capitato anche la notte di allattarli insieme, soprattutto quando Francesco è stato male. Ma ne è valsa la pena. A mano a mano Francesco è cresciuto e da solo ha iniziato a diradare le poppate. Fin quando la sera ha iniziato ad addormentarsi da solo. Chiedeva l’abbraccio. L’ultima volta che mi ha chiesto il seno è stato di notte. Non succedeva da un pò. Ho fatto per darglielo ma lui era già addormentato… E’ stata l’ultima volta. La fine del nostro bellissimo viaggio. Adesso sto allattando Giulio, ma prima o poi si staccherà anche lui forse ancor prima del fratello chissà. Lui anticipa tutto. In ogni caso anche con lui ho intenzione di fare altrettanto, di allattare a termine.

Spesso sento dire che il latte dopo qualche mese diventa acqua, che perde il suo valore nutritivo. Vi assicuro che non diventa acqua e continua a nutrire. E’ sempre latte, latte di mamma. Latte che nutre, che coccola e che protegge. Perché allattando noi proteggiamo i nostri piccoli, in quanto passiamo loro attraverso il latte i nostri anticorpi.

Allattamento per me è scambio di amore, momenti che rimarranno per sempre impressi nel nostro cuore. Ma per amare non c’è bisogno di allattare, si può amare allo stesso modo con il biberon in mano.

Perciò mamme, fate le vostre scelte, fate ciò che ritenete più giusto fare, fate ciò che il vostro cuore e il vostro istinto materno vi indica.

E sarà quella la scelta migliore, l’inizio della vostra storia d’amore più bella di sempre.

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Mamme e post parto

Ogni volta che nasce un bambino, nello stesso istante nasce la sua mamma. Quando ci troviamo di fronte ad un neonato tutti cerchiamo di fare attenzione, notiamo quanto sia fragile e delicato. Allo stesso modo tutti dovremmo con una neo mamma. E non parlo solamente di mamme al primo figlio, ma di qualsiasi mamma abbia partorito da poco.

Un figlio ti cambia, ti stravolge la vita completamente. Ti fa conoscere un amore che nemmeno immaginavi esistesse e potessi provare. Qualcosa di totalizzante, qualcosa che cresce sempre di più. E questo succede ogni volta che nasce un bambino e con esso la sua mamma. Ma come ogni nascita può avere le sue difficoltà, lo stesso può accadere ogni volta che nasce una mamma. Perché nel vortice delle nuove emozioni lei deve lottare spesso con i problemi fisici, con la stanchezza e con le paure che rischiano di travolgerla. E come un bambino appena nato ha bisogno di rassicurazioni tra le braccia della sua mamma, così anche la sua mamma ha bisogno spesso di essere tranquillizzata, coccolata. Perché diciamocelo, fare un figlio non è una passeggiata. E’ davvero roba da coraggiosi. Ed ogni neo mamma lo è davvero. Perché, quando caccia via le lacrime dagli occhi gonfi di sonno per continuare a cullare il suo piccolo, lei è un’eroina. Quando si alza nonostante i dolori per occuparsi dei figli e del resto, lei è un’eroina. Quando si guarda allo specchio e vede il suo corpo e non si riconosce, ma lo ringrazia per la gioia che le ha concesso, lei è un’eroina. Ebbene tutti, abbiatene rispetto! Abbiate la prontezza di capire il miracolo che ha appena vissuto. Abbiate la capacità di rispettarla in questo momento così delicato,speciale e unico. E tu mamma, concediti pure di piangere e di sfogarti. Fatti aiutare se lo desideri, ma poi guardati intorno. Perché è vero che in questo periodo sei così vulnerabile e piena di paure. E tutto questo è normale, ma non rimanere da sola. Non chiuderti in te stessa. Rischi di entrare in un tunnel di cui poi faticheresti ad uscirne… Rialzati! La vera forza la troverai il quel fagottino che stringi al petto. Nei tuoi bambini che tanto ti amano ed hanno bisogno di te. E non temere, siamo donne e siamo leonesse se lo vogliamo. Fidati di te stessa, fidati del tuo istinto di mamma che è lì, nel profondo del tuo cuore. Lui ti guiderà in tutto. Perché ogni mamma sa qual’è il bene per il proprio bambino. E ogni mamma è perfetta per lui e non esiste di meglio al mondo. Come non esiste amore più puro e più vero.

Ogni mamma lo sa, che darebbe la vita senza pensarci due volte, per ogni suo figlio.

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Mamme e attaccamento

Si parla spesso dell’attaccamento del bambino verso la madre, ma si parla poco dell’attaccamento della madre verso il bambino.

In realtà la cosa è reciproca.

Soprattutto all’inizio, dopo la nascita, o spesso anche dal pancione, la madre inizia a sentire un senso di protezione e di attaccamento verso il figlio. E questo è normale, è naturale!

Spesso ci si chiede come mai alcune neo mamme siano così protettive nei confronti dei loro piccoli. Ma… fermatevi un attimo. Vi rendete conto che fino a poco tempo fa quel piccolo era dentro il corpo di quella mamma? È normale che lei lo veda come un continuo di se, una parte di se, fuori dal suo corpo!

Tutto questo non accade alle mamme alla stessa maniera, ma accade. Ciò che può fare chi è vicino alla mamma e al bambino è avere pazienza e comprensione. In fondo anche la mamma è appena nata, come il piccolo!

Anche a me è successo. Soprattutto al primo figlio, e non subito. Giusto il tempo di rendermi conto che quel bambino era mio. Allora è scattata la molla. Eh si che a volte potevo anche aver ragione, ma altre volte magari esageravo. Adesso con il senno di poi me ne rendo conto. Ma una neo mamma in preda agli ormoni, all’istinto e alla stanchezza, spesso è tutto un insieme di emozioni a ondate! Emozioni spesso nuove, che la rapiscono completamente. Lei sente di proteggere la sua creatura e tutto questo, se ci pensiamo davvero, in natura è normale.

Dall’altra parte, il piccolo all’inizio, dipende dalla madre sia in maniera affettiva che nutritiva, se allattato al seno. In ogni caso la mamma è il suo porto sicuro in cui si sente tranquillo, il suo nido, la sua culla preferita.

Crescendo tutto ciò inizia a cambiare.

Da una parte il piccolo fa le sue prime esperienze e conosce altro intorno a se. Conosce i suoi coetanei. Conosce altri adulti. Comprende sempre più di avere un “io” che va oltre la mamma. Che può farcela anche da solo, senza lei. Tutto questo è un processo lento, ma che ogni bambino piano piano fa e deve fare.

Sono del parere che non bisogna forzare più di tanto questo processo, perché è naturale. Mi accorgo sui miei figli di quanto a volte sono stati male se “costretti” e di quanto invece è andato tutto bene se lasciati liberi di fare quando si son sentiti pronti.

Capisco però che, ci sono delle vicissitudini nella vita che purtroppo non permettono tutto ciò. Che a volte tutto viene forzato, anticipato, eccome. E si soffre. Non soffre solo il bambino, ma anche la madre. Entrambi. Quello che, in questo caso mi sento di consigliare, soprattutto se si tratta di bambini molto piccoli, è di usare un supporto (fascia o marsupio) al rientro della mamma, in modo da poter stare abbracciati, da far sentire il bambino quasi come ad un ritorno nel pancione, qualcosa che sicuramente lo rassicurerà, e farà lo stesso con la mamma. La mamma allo stesso tempo sarà libera di muoversi e far altro.

Ma ciò che è importante però è che questo processo di “staccamento” di entrambi si attui.

E di solito tutto questo avviene naturalmente anche per la madre. Lei si rende conto che il suo piccolo inizia ad essere autonomo e che non è così dipendente da lei. Si rende conto che ci sono intorno a lei anche altre figure, anche professionali, che servono alla crescita del suo bambino. E il processo va avanti. Fin quando il figlio cresce. E la madre si preoccuperà sempre per lui, ma inizierà via via a trattarlo sempre in maniera più da adulto.

Ma cosa succede se questo processo si blocca? Se non va avanti?

Accade che il bambino rimane ancorato alla madre. Accade che si sentirà sempre un essere insicuro e dipendente!

Quanto è importante il nostro lavoro!

Rendiamoci conto che il nostro dovere è crescere i figli nel migliore dei modi e poi lasciarli liberi di volare.

Rendiamoci conto che dobbiamo aiutarli a costruirsi ali grandi e possenti per poi lasciarli andare.

Solo così il nostro amore per loro avrà un senso.

L’amore infatti è prima di tutto libertà!

E una mamma, un genitore, cresce i figli donando tutto il suo cuore per poi vederli andare via, ognuno per la sua strada.

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Mamme in gravidanza e al parto

Esiste un periodo in cui, nella vita di una donna, può accadere una cosa meravigliosa. Qualcosa che se ci pensiamo, lascia esterrefatti. Qualcosa di veramente straordinario! Così, dall’unione di un uomo ed una donna, appunto, esplode un mistero. E nel ventre di essa, esso si annida e da subito inizia a crescere. Che magia!

Così due cuori adesso battono dentro di lei e anche quando ancora non lo sa, in lei è già cambiato tutto! E che periodo! Oserei dire di rivoluzione! Perché lei vede il suo corpo modificarsi visibilmente a vista d’occhio. E sente il suo cuore palpitare tra sbalzi d’umore. E sbalordita si chiede come può amare già infinitamente quel piccolo esserino che in realtà non conosce. Eppure se ne innamora sempre più!

Come ogni madre è a se, lo è anche ogni gravidanza. Alcune possono assomigliarsi tra loro, altre sono completamente diverse. Alcune sono più facili da portare avanti, altre meno. Ma tutte hanno un unico obiettivo: portare a compimento la crescita del piccolo e farlo nascere. E detta così sembra facile, ma se ci pensiamo, che fatica per il corpo di una donna! Perché non solo il suo cuore fa sempre più spazio all’amore verso la sua creatura, lo fa anche il suo corpo! Ritirandosi sempre più fisicamente, per permettere al piccolo di crescere. E la madre, attendendo la nascita del suo bimbo si prepara, cerca di farlo al meglio. E quanti dubbi! E non importa se sia primo, secondo o terzo figlio, i dubbi le vengono lo stesso! Ma poi si fa forza. In un modo o nell’altro riuscirà e andrà bene. E quanto fortunate sono le donne che accanto hanno qualcuno che le sostiene con amore. Perché è solo di questo che in realtà hanno bisogno!

Ed ecco che un giorno lei inizia a sentire i suoi primi movimenti, i suoi primi calcetti. Ed ecco che la gioia esplode e la voglia di conoscerlo si fa sempre più forte. Come sarà il suo viso? Di che colore saranno i suoi occhi e i suoi capelli? A chi somiglierà? Ma poi un altro calcetto la raggiunge e capisce che nulla di questo è importante. Perché si, è impaziente di conoscerlo, ma è sicura che lui per lei sarà perfetto così com’è. E nel frattempo i mesi trascorrono e, non aumenta solo l’amore! Aumentano i chili, aumentano le paure, aumentano i dubbi, aumentano le emozioni! E se da un lato lei andrebbe a partorire all’istante, dall’altro teme perché sa quanto stravolgerà la sua vita. O almeno crede. E inizia a preparare i primi vestitini, i primi piccoli bavaglini, le lenzuola. E odorandoli immagina il suo piccolo con se. E nel suo cuore spera già di riuscire ad essere una brava mamma. E anche se le ultime settimane sono davvero pesanti, lei non molla. Accarezzando il pancione parla al suo piccolo dicendogli sempre che andrà tutto bene. E ci spera davvero. E poi un giorno ecco che il momento arriva. E non importa in quale modo o luogo o circostanza. Ciò che importa è che arriva. E lei stringe i denti, si fa forza. Punta il cuore ad un solo obbiettivo. La nascita del suo piccolo. Ed è qui che è un’eroina! Perché tira fuori una forza ed un coraggio da leonessa. Ma che dico? Di più! E si sorprende da sola di ciò che riesce a fare. Di quanto riesce a sopportare. E tutto per lui, per il suo piccolo amore. E poi… eccolo! E il mondo si ferma. E il suo cuore esplode di gioia. E la sua mente stupita si chiede come può essere che una così splendida creatura sia venuta fuori da lei, sia nata da lei! Eppure è li! Ed è qui che nasce una grande storia d’amore. Ed ogni volta che nasce un bambino nasce la sua mamma. Perciò…

Benvenuto al mondo piccolino! E benvenuta al mondo mamma!

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Mamme, bisogni e co-sleeping

Quante volte noi mamme, con in braccio i nostri bimbi piccoli, ci siamo sentite dire :

-Non lo prendere subito appena si lamenta, lo vizi!

– Non lo tenere sempre in braccio, lo vizi!

-Ha appena mangiato, non lo allattare di nuovo, lo vizi!

-Deve imparare a stare nella sua culla, lo vizi!

E potrei continuare…

Ciò che spesso ancora non si conosce è che, soprattutto i neonati, non hanno vizi, hanno solamente bisogni. Ed è questo ciò che esprimono con il loro pianto. In realtà, se li osserviamo, li esprimono con tutto il corpo. Il pianto è il campanello di allarme finale!

Quando è nato Francesco, ero veramente molto inesperta e insicura e purtroppo ho fatto molti errori. Ascoltavo qualsiasi cosa mi venisse detta e mi sentivo talmente inadeguata, da pensare che chiunque potesse saperne più di me! In realtà, io e Francesco siamo “cresciuti insieme”, lui come figlio e io come mamma.

Ho letto tantissimo in quel periodo e informandomi, conoscevo sempre di più. Riuscivo ad interpretare meglio i suoi pianti e seguendo il mio istinto capivo al momento giusto cosa era opportuno fare.

Perché possiamo leggere qualsiasi manuale, che ci può aiutare, ma poi ogni mamma e ogni bambino è a se. E ogni mamma ha in se il suo istinto materno. Quell’istinto naturale che le parla al cuore e le indica cosa è giusto fare per il suo bambino.

Ogni bambino comunica con i mezzi che ha a disposizione, esprime i suoi bisogni fin dall’inizio. E i suoi bisogni non si limitano solo al fatto di essere nutrito, cambiato, addormentato…

Quando il bambino nasce, percepisce tutto come nuovo. I suoi ricordi sono limitati a ciò che percepiva e sentiva dal pancione. Ecco perché, per lui, ritrovarsi vicino al cuore della mamma e risentirne il battito, sentire quella voce che percepiva dall’interno, è come tornare al sicuro, protetto. Non è un caso che i bambini piccoli smettano di piangere in braccio alla mamma e vogliano stare con lei. Ritrovano quel limbo che li ha protetti dall’inizio! Soprattutto quando si attaccano al seno, per loro è come se tornassero dentro il pancione!

Ecco perché, in realtà non esiste solo la suzione nutritiva, esiste anche quella non nutritiva. E quando ci dicono “tuo figlio ti usa come ciuccio”, in realtà non si sta facendo altro che soddisfare un bisogno, che in questo caso non è nutritivo, ma affettivo.

Francesco nell’arco dei suoi anni, ha avuto dei momenti in cui preferiva dormire in culla e altri in cui voleva stare nel lettone con noi. Io l’ho sempre assecondato. Ho sempre notato che, seguendo i suoi bisogni, dopo un pó lui richiedeva meno. E così anche con Giulio. Adesso da un pó si addormentano in cameretta, anche se Giulio di notte richiede ancora il seno, ma capita che durante la notte (o soprattutto Francesco nelle mattinate) vengano nel lettone. Io li assecondo.

Ho sempre pensato che assecondare un loro bisogno, in questo caso il co-sleeping, cioè il dormire insieme, non faccia altro che farli crescere sereni. Perché i bambini per crescere e per crescere sereni soprattutto, hanno bisogno anche di questo. Hanno bisogno di calore, di contatto di presenza “presente”.

Potete immaginare quanto NON sia daccordo con le teorie che indicano ai genitori di lasciare i bambini nelle loro stanze, per “abituarli”, finché non smettano di piangere perché esausti e si “abituino” alla NON risposta da parte dei genitori, alla NON risposta alle loro richieste, alla NON risposta al loro bisogno principalmente di amore! Solo al pensiero scuoto la testa…

Ma è vero anche che ogni bambino è diverso e ci sono anche quei bambini che si addormentano da soli fin da piccoli, che hanno meno esigenze di altri!

Io parto sempre dalla consapevolezza che nessuna madre deve sentirsi giudicata o in errore qualsiasi scelta faccia, se pensa che quella scelta sia quella giusta per lei e per il suo bambino!

Mamma e bambino sono come due rette parallele che camminano fianco a fianco.

Un giorno il figlio correrà veloce, ma la madre sarà sempre al suo fianco quando lui vorrà.

Lo guarderà spiccare il volo e sarà felice della sua felicità.

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Mamme nel cuore

Quando l’altro giorno ho iniziato a scrivere non pensavo di rifarlo così presto. E invece eccomi di nuovo qui, pronta a scrivere di nuovo. Inizio questo percorso… E nel mio cuore sento tanta responsabilità. Ma ciò che conta è aprirlo… Lo so. Solo così posso mettere tutta me stessa. Sto per affrontare il primo argomento e penso esso sia davvero il più delicato. Da entrarci dentro in punta di piedi. Con estremo rispetto…

Ci sono mamme che stringono a se i figli al petto… E ci sono mamme che li portano dentro al cuore… Stretti per sempre in un caldo materno abbraccio. Un abbraccio lungo una vita… e oltre. Perché ci sono ragazze, donne, che un figlio lo cercano disperatamente. Mese dopo mese… E ogni mese cacciano indietro le lacrime facendosi forza. Ebbene, io penso che un figlio si inizia ad amarlo già da quando si inizia a pensarlo… Lo si immagina… Lo si sogna… Nella mente lo si accarezza dolcemente… Nel cuore lo si stringe… Una mamma inizia a sentirsi mamma da lì… E guardando gli altri bambini, pensa al suo di bimbo. Quello racchiuso in fondo al suo cuore… E spera disperatamente che esca presto da lì. Per poter gioire finalmente… Per poter sognare di stringerlo veramente! Ci sono mamme che questa gioia l’hanno avuta. Ma per poco… Poi tutto si è fatto buio… Spesso si sentono dire di non preoccuparsi. Che ne arriverà un altro… Ma loro quel figlio lo hanno amato da morire! E come possono dimenticarlo? Non lo dimenticheranno mai! Mai! Rimarrà lì. Per sempre! E… sarà diventato davvero l’angioletto più bello del paradiso come dicono… Ma loro lo terranno stretto nel cuore… In un abbraccio infinito! Ci sono donne che il desiderio ardente di un figlio lo hanno sempre avuto, ma non hanno avuto la possibilità nella vita di diventare mamme. Con tristezza si guardano indietro pensando di aver perso un pezzo importante della loro vita, di aver saltato e non aver vissuto una parte essenziale. Ci sono donne che vedono tramontare il proprio corpo senza essere riuscite a realizzare il loro più profondo desiderio… Voi, anche voi siete mamme, lo siete nel cuore! Il vostro desiderio ardente vi fa mamme! Ebbene, io auguro a te cara ragazza, donna, mamma, di non mollare! Di continuare con tutta te stessa a sperare di stringere davvero il tuo bimbo tra le braccia! A te cara ragazza, donna, mamma, che ti trovi nel buio, di trovare presto la luce! Una luce piena d’amore e di bacini umidi di bimbo… Lui, il tuo angioletto, sarà sempre tuo figlio! Nessuno lo porterà via dal tuo cuore… nessuno… nessuno… nessuno! Infine auguro a te cara donna, mamma, che con tristezza ti guardi indietro… di trovare conforto nel donarti con amore nel servizio delle tante mamme giovani e dei loro bimbi. Perché sostenendo una giovane mamma tu possa riempirti il cuore di gioia e trovare conforto e amore… Proprio quell’amore che ti è mancato! Perché care mamme, la luce della speranza non si spegne se noi non cessiamo di alimentarla. Non dimentichiamolo mai!

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Mamme e pazienza

Se c’è una cosa che noi mamme compreremmo a volte a peso d’oro quando scarseggia è proprio lei: la pazienza!

Come sapete io ho due bambini, di due e cinque anni. Giulio, il piccolo, è in un momento in cui se lo si rimprovera si impunta e di proposito fa peggio, piange, si butta a terra se non ottiene ciò che vuole. Francesco, più grande, capisce il rimprovero ma, non subito e non sempre fa quello che gli si è detto di fare e senza che lui abbia prima puntato un pó i piedi. Ma essendo più grande cerchiamo di farlo ragionare, con Giulio ancora non si può.

Intanto, io penso sia importantissimo non cedere se riteniamo qualcosa sbagliata, solo perché stanno piangendo o stanno facendo i capricci.

Con bambini piccoli come Giulio, o ancora più piccoli, è difficile far capire il perché di un no. Ma se stanno facendo qualcosa che non va, qualcosa per cui potrebbero farsi male ad esempio, è giusto dire no, anche se sono piccoli e ancora non lo capiscono.

Giulio è in una fase in cui sa cosa è un no, ma cerca di sfidarci perché, crescendo e sviluppando il suo carattere, vuole averla vinta. Così di solito dico di no e se inizia a piangere non vado da lui a dirgli “ti do quello che vuoi così smetti” . Almeno che non sia un bisogno naturalmente! Cerco invece di parlargli dicendogli che” capisco che sei arrabbiato ma ciò che vuoi non lo può avere”. Cerco di abbracciarlo e lui piano piano si calma. Allo stesso modo se siamo a tavola e lui fa qualcosa che non deve fare. Dico di no in modo fermo e poi in modo cauto che va tutto bene, ma quella cosa non deve farla.

Francesco invece ha cinque anni. È nella fase in cui inizia a sentirsi “grande”. Ed è importante distinguere bene i ruoli. Far capire che noi siamo i genitori e se diciamo no è per il loro bene. È importante il dialogo. Spiegare il perché di un no e le conseguenze del loro comportamento.

Ma torniamo a noi. Dove trovare la pazienza per tutto questo?

Io ho parlato dei miei bambini e delle loro età, ma ogni età ha i suoi “problemi” e le sue difficoltà. Penso che le difficoltà maggiori si hanno durante l’adolescenza. Quando gli ormoni fanno la loro parte e spesso vediamo i nostri figli cambiare e mutare. A volte non li riconosciamo più!

Ma come fare?

Ecco, io penso che ciò che possiamo fare è innanzitutto fare un gran lavoro su noi stessi! Un lavoro che richieda costanza e impegno. Tutti i giorni.

Cerchiamo di ricordarci che il modo in cui noi parliamo, camminiamo, viviamo, incide sul comportamento dei nostri figli.

Se noi gridiamo, loro grideranno, se noi alziamo le mani, stiamo insegnando ai nostri figli che le cose si risolvono alzando le mani. E così via..

E allora cosa fare?

Respiriamo… Soprattutto in quei momenti in cui sentiamo davvero la pazienza correre e scappare via.

Respiriamo… Cerchiamo il dialogo. Cerchiamo di farli sentire capiti, ma allo stesso modo cerchiamo di spiegare il perché di un nostro no o di un nostro rimprovero.

So che è difficilissimo soprattutto in certi momenti, ma cerchiamo di far passare avanti l’amore. Cerchiamo prima di tutto di farli sentire amati. Cerchiamo sempre di far capire che se vogliono una cosa che non si può fare, non la devono ottenere per forza. Ma spieghiamo sempre il perché, senza cedere.

Molti utilizzano le punizioni, ecco io noto che non sempre le punizioni servono. Anzi a volte creano solo più tensioni e attriti tra figli e genitori. Soprattutto se date senza un giusto dialogo, senza uno scambio di opinioni. Non servono così!

Il lavoro del genitore è davvero il più difficile, da tutti i punti di vista. E noi abbiamo un compito importantissimo, quello di crescere gli uomini e le donne di un domani.

E dei bambini cresciuti con ” i no al loro posto” ma cercando di usare pazienza, comprensione e amore, saranno persone che faranno lo stesso da grandi.

I figli sono il nostro specchio, non dimentichiamolo mai.

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La forza delle mamme

È da tanto che volevo provare a scrivere, è da molto che avevo il desiderio di farlo… Ed ora che finalmente sono qui e lo sto facendo, un turbinio di emozioni mi assale… Sta nascendo qualcosa di mio, qualcosa che esiste nel profondo del mio cuore da tanto tempo e che finalmente posso mettere nero su bianco, buttar giù…

Loro sono i miei amori, la mia splendida famiglia a cui devo tutta me stessa. Il loro amore e il mio amore per loro mi ha salvata e continua a farlo tutti i giorni. A loro devo tutto. Sono la mia vita.

In queste pagine vorrei tanto parlare dei tantissimi argomenti e temi che caratterizzano i giorni e le notti delle mamme. Vorrei tanto creare un qualcosa capace di sostenere i loro momenti più bui, qualcosa capace di sorreggere le loro fatiche e rafforzare i loro sorrisi… Mamme, quante volte ci siamo sentite inadatte e quasi perse… Sole. Ecco, io questa solitudine vorrei provare a cancellarla… Vorrei poter dirvi che ogni mamma è a se e non esiste di meglio per il proprio bambino… Tu mamma, sei la sua mamma e vai bene così come sei! Vanno bene gli sforzi che fai e l’amore che metti. Sono perfetti per lui. Tu sei perfetta per lui. Lui è perfetto per te. E non c’è di meglio al mondo! Perché è proprio questo amore per loro che sentiamo dentro che ci guida, che ci fa percorrere il giusto cammino, che ci fa fare le scelte giuste. Basta seguirlo! Per poi camminare insieme…

Sono tanti gli argomenti di cui vorrei parlare… Penso che pian piano, uno alla volta inizierò a trattarli… E spero, nel profondo del mio cuore, di poter aiutare voi care mamme, fosse solo una soltanto! Ed aiutando voi, aiuterò me stessa. Perché non si finisce mai di imparare. Ve lo dice una semplice mamma imperfetta. Forse la più imperfetta di tutte!

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